Un ricordo di Nello Amato

Nello Amato ha incarnato, nella nostra città, il messaggio dei classici, senza mai identificarlo con la mera erudizione. Nello si trovava a suo agio in ogni questione che riguardasse l’Antichità, con lo sguardo attento a tutto ciò che quel mondo ci ha lasciato. La guerra che vide contrapposte Siracusa e Atene, alla quale dedicò anni di studio, come testimoniano i densi volumi in cui raccolse le sue ricerche, poteva divenire, così, occasione per riflettere sul rapporto tra democrazia e imperialismo, ben al di là dei confini del V sec. a.C. Aveva dedicato, di recente, un saggio alla Germania di Tacito, mettendo in luce l’influsso che questo testo ebbe sulle vicende della storia tedesca, dal pangermanesimo al nazismo. In una raccolta di scritti in corso di pubblicazione (Varia Graeco-Latina), nella quale si trova un saggio su Lisia, aveva chiesto all’avvocato Sebastiano Grimaldi una postfazione in cui il diritto attico potesse essere messo a confronto con i nostri modelli procedurali.

Il rigore filologico non è mai stato dunque, per Nello, un esercizio fine a se stesso, ma si è posto al servizio di una comprensione dei testi, che sempre legava alle vicende del presente, nella consapevolezza che ogni storia, come avrebbe detto Benedetto Croce, è storia contemporanea.Il suo insegnamento e la sua ricerca si sono svolti nel mondo della scuola, come sanno generazioni di studenti che hanno frequentato il Liceo Classico “T. Gargallo” di Siracusa, nella sezione siracusana dell’Associazione Italiana di Cultura Classica “R. Randazzo”, che ha presieduto per tanti anni, nella Società Siracusana di Storia Patria, di cui è stato Presidente fino a qualche mese fa, nell’Istituto nazionale del Dramma Antico, nell’Istituto di Studi Umanistici, da lui fondato insieme al fraterno amico comune Paolo Greco, che ci ha lasciati il 25 aprile di quest’anno, a Nino Consiglio, a Pino Di Silvestro e a chi scrive.

 Di Nello colpiva la leggerezza con cui riusciva a orientarsi, in maniera brillante, e sempre con estrema competenza, in paesaggi culturali diversi, in ambito classico come in ambito bizantino o neoellenico. Era in grado di dialogare con facilità, in greco moderno su Kavafis, Seferis o Elytis, ma anche sui più vari argomenti di politica o di costume, come ho avuto modo di constatare in molte occasioni. Discutere con lui della figura di Elena, solo per fare un esempio, significava avventurarsi in un viaggio letterario, mitologico, artistico che da Omero ti conduceva ai tragici, alla sofistica, a Goethe, per approdare a Ghiannis Ritsos (che aveva tradotto), a Christa Wolf e oltre.

In questi ultimi mesi la malattia non gli consentiva di parlare a lungo e preferiva affidare alla scrittura le sue riflessioni. Ci ha quindi fatto dono di vere e proprie perle, che inviava agli amici periodicamente, con argute e insieme ironiche considerazioni, su cui poi si discuteva con Mario Blancato, Paolo Fai, Egidio Ortisi, Paolo Madella. E’ stato un modo per non interrompere un dialogo che da sempre ha intrattenuto con quanti condividevano con lui l’amore per il mondo antico. Come docente e come studioso, Nello ci ha fatto amare l’inattualità dei classici, che, nel sottrarsi all’immediatezza del presente, si collocano sempre al di sopra di ciò che in un determinato momento viene considerato attuale. Il Liceo Classico ha da sempre avuto il compito di promuovere una formazione umanistica sulla quale innestare, in seguito, saperi specialistici, al fine formare dei professionisti in grado di coniugare competenze tecniche e buona cultura. Quando questo non accade, corriamo il rischio, come succede sempre più frequentemente, di avere dei “sapienti ignoranti”, per usare un’espressione di Josè Ortega y Gasset, ricchi di competenze tecniche e poveri di cultura. Coltivare il gusto per la classicità, e diffonderne le idee, diviene allora essenziale, in un momento in cui la tendenza a privilegiare le competenze sulle conoscenze sembra purtroppo inarrestabile.

Nello ha cercato in tutti i modi, nella scuola e fuori delle aule, di far comprendere come la cultura classica, al di là, dello specialismo filologico, di cui pure era Maestro, possa esprimere un messaggio di universalità, tanto sul piano etico quanto sul piano conoscitivo. Ricordo che, durante un incontro presso l’associazione Il Cerchio, organizzato in collaborazione con l’Istituto Nazionale del Dramma Antico di Siracusa, dialogammo insieme sul De rerum natura, mettendo in luce come Lucrezio riuscisse a parlare a noi, oggi, della nostra finitezza, dell’angoscia dinnanzi alla morte, del sapere scientifico, e della funzione “terapeutica” della filosofia. La riflessione su questi temi si estese agli stoici e al rapporto dei filosofi antichi con la morte. Riprendemmo allora un passo dei Ricordi di Marco Aurelio, in cui l’Imperatore filosofo scrive che bisogna vivere ogni momento in armonia con il divenire naturale, per concludere la propria vita come l’oliva che, giunta a maturazione,”benedice, nel cadere, la terra che l’ha prodotta e ringrazia la terra che l’ha generata” (IV, 48). Ci piace pensarti, Nello, ricordando queste sagge parole di Marco Aurelio, che tu avresti citato con leggerezza in greco, sorridendo amabilmente su qualche imperfezione nella traduzione.

Elio Cappuccio

 

Un ricordo del professore Amato

Non è facile descrivere il valore del professore Amato e quanto la sua figura sia stata significativa per la comunità di persone che si sono formate nel Liceo Tommaso Gargallo. La sua prima apparizione nel variegato rapporto che mi lega a questa scuola si verificò per interposta persona, ma in ambito familiare. Era, infatti, il professore di entrambi i miei fratelli, con cui condivideva, peraltro, anche una viva passione per l’atletica leggera. La fama del suo rigore nel valutare i compiti in classe di malcapitati alunni che non avevano certo una particolare familiarità con la lingua greca e quella latina, era pari al fascino che induceva nei suoi studenti che si trovavano in classe ad ascoltare le sue lezioni sugli autori greci e latini, che padroneggiava con sapiente destrezza. Da alunno del Gargallo non ebbi l’occasione di ascoltare le sue spiegazioni in classe ma fu dopo il mio diploma che, nel 1986, iniziò, per lui, un nuovo percorso come primo presidente della neonata delegazione siracusana dell’Associazione italiana di Cultura Classica intitolata a Renato Randazzo. Grazie alle sue intuizioni e al supporto di molti validi colleghi, tra cui merita una menzione particolare per la sua instancabile passione Maria Pia Reale, iniziò l’avventura del Certamen Latinum Syracusanum, un’iniziativa che ebbe grande successo e che rappresentò una sfida stimolante per molte generazioni di studenti liceali. Chi ha avuto occasione di leggere il bando in latino del nostro Certamen avrà potuto apprezzare il contributo che il professore Amato diede alla sua redazione. L’esperienza di giovani che si cimentano nella composizione di commenti in lingua latina è una delle tante eredità che ci ha lasciato il professore Amato. Una delle mie prime esperienze professionali al Gargallo fu una supplenza in cui, indegnamente, lo sostituivo in alcune sue classi. Ricordo in quell’occasione la sua gentile disponibilità ad elargire consigli ad un giovane collega.

Fu breve questo incrocio professionale tra noi, giacché il professore Amato ebbe la possibilità di andare in pensione molto giovane per potersi cosi dedicare allo studio, alle pubblicazioni e alla sua infinta passione verso gli studi umanistici. Grazie a questa sua nuova condizione il professore Amato ci ha regalato volumi, contributi e scritti vari in cui ha dato prova delle sue poliedriche conoscenze del mondo antico. Iniziò in quel momento per lui una nuova fase del suo percorso esistenziale, lontano dai banchi di scuola, ma più vicino ai suoi amati testi. Nel frattempo la guida della delegazione R. Randazzo era passata a Mario Blancato, che aveva conferito una nuova spinta propulsiva alle attività e a cui, nel 2012, subentrai io. Sebastiano Amato e Mario Blancato nel medesimo anno furono i promotori di un congresso su “Siracusa Antica”, svoltosi al Museo Archeologico Regionale Paolo Orsi e io nell’occasione partecipai come relatore. Ricordo plasticamente quel tavolo in cui noi tre, che abbiamo ricoperto il medesimo ruolo nella Delegazione, eravamo impegnati insieme. La sua attività di studioso è stata instancabile, la sua arguzia e la sua ironia erano pari alla sua sconfinata dottrina. Recentemente si erano rarefatte le occasioni di incontro, ma immutata era la fiducia nelle sue abilità di intrattenere un uditorio con vivacità e persuasione.

L’ultima volta che lo invitai nel suo Liceo, ormai sradicato da Ortigia, fu nel febbraio del 2019, in occasione della celebrazione della Giornata mondiale della lingua greca. Ci parlò mirabilmente dell’Elena di Ritsos, di cui aveva anche curato una traduzione in italiano. La sua passione per la lingua greca era così intensa che non si fermò ai confini dell’antichità, fissati dalla storia, ma ne frequentò ogni propaggine fino ad arrivare alla letteratura neogreca del Novecento di cui era un fine esegeta e traduttore. Lo ricordo bene sul palco dell’Auditorium del Gargallo impegnato a premiare con simpatia un giovane alunno, che aveva il suo stesso cognome! Negli ultimi mesi, segnati certamente dalle difficoltà di salute, aveva cominciato a inviarmi sempre nuovi scritti che stimolavano la mia attenzione per la loro varietà. Le sue mail erano costanti, ma quasi pudiche. Non voleva dare l’impressione di voler inondare di parole noi colleghi, ma voleva che soprattutto gli studenti giovani ne potessero trarre giovamento. Si percepiva la volontà di conferire dignità letteraria a tanti progetti ancora in fieri, finché ne avesse la possibilità. Sembrava una corsa contro il tempo, contro la morte che infine lo ha colto, privandoci di un punto di riferimento fondamentale. Era tale la mia stima e il mio rispetto nei suoi riguardi che non sono mai riuscito a dargli del tu. Lo faccio ora, Nello, “sit tibi levis terra”.

Paolo Madella, presidente pro tempore della delegazione A.I.C.C.,di  Siracusa, R.Randazzo.

Le Classi 3B e 3G guide per un giorno alla scoperta dei tesori di Siracusa

    

Nella foto: gli studenti delle classi III e IV B del Liceo Classico, la Dirigente Scolastica Maria Grazia Ficara, i docenti Elio Cappuccio, Paolo Madella, Consuelo Rogasi e Piergiorgio Russo.
 
La comunità di docenti e studenti del Liceo Gargallo di Siracusa ha accolto con favore l’invito a partecipare alla celebrazione dei 200 anni dall’inizio della rivoluzione ellenica, trasmesso da Stella Kalisperatou, presidente dell’Istituto Ellenico per la diplomazia culturale –Sicilia. La Dirigente scolastica, prof. Maria Grazia Ficara, ha ritenuto opportuno aderire a questa iniziativa ufficiale, per testimoniare la nostra solidarietà, amicizia e vicinanza al popolo greco. La data che si celebra è il 25 Marzo 1821, la storia del Liceo Gargallo, invece, iniziava nel 1861, in concomitanza con la formazione del Regno d’Italia, che sanciva la fine della lotta per l’indipendenza e l’autonomia del popolo italiano. E’ da quel momento che in questa scuola si studiano e tramandano i valori che hanno ispirato anche la lotta del popolo greco. I ragazzi nella foto sono ritratti con la bandiera nazionale ellenica e tengono in mano dei cartelli che riproducono il motto della rivoluzione greca, che in italiano significa “libertà o morte”. Generazioni di studenti siracusani si sono avvicendate al Gargallo nello studio degli antichi testi greci. Hanno letto Tirteo, poeta spartano, che, facendo riferimento ai suoi concittadini, pronti a sacrificare anche la propria vita per la loro città, scriveva:“È bello morire cadendo tra quelli che combattono nelle prime file". Si sono confrontati con le pagine dello storico ateniese Tucidide, che, quando Pericle deve descrivere il sistema politico ateniese, così si esprime: "Viviamo liberamente da cittadini nei rapporti con la comunità". Queste due brevi citazioni, ben note a tutti gli studenti, di oggi e di ieri, del Liceo Gargallo, evidenziano le antiche radici culturali e semantiche del motto della rivoluzione ellenica e spiegano i motivi della nostra quasi fisiologica, sincera e consapevole adesione a questa iniziativa.
Prof. Paolo Madella
 
QUI PARLANO DI NOI !

 

Condizionalità? Ma che mai significa?

L’articolo è un divertissement, un pezzo ironico e scherzoso e perciò scritto in latino (da cui deriva almeno il 50% del lessico inglese), spesso leggero, per stigmatizzare la mania esterofila o la manchevole conoscenza della nostra lingua. Vuole prendere in giro bonariamente l’utilizzazione del vocabolo condizionalità, uscito agli onori della cronaca per essere usato impropriamente o almeno inutilmente a proposito delle trattative sul famigerato Mes e su altri strumenti di intervento economico della Comunità europea.

Giovedì 23 aprile dalle ore 15:00 alle ore 17:00 gli studenti della VA    parteciperanno alla videoconferenza in merito alla partecipazione al progetto Euporia dell’Universitá di Pisa, CNR-ILC e Venice centre for Digital and Public Humanities dell’Università Ca’ Foscari di Venezia. I nostri alunni relazioneranno sul lavoro di traduzione e annotazione della Parodos dei Persiani di Eschilo. All’incontro parteciperanno anche docenti e studenti del liceo classico Galilei di Pisa.

In allegato la scheda di partecipazione

 

Link al bando del Certamen Mutycense editio X

https://www.galileicampailla.edu.it/index.php/certamen/608-bando-certamen-mutycense-editio-x-2020

Allegati:
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Conferenza: "Il Latino oggi"

Il latino, l’importanza della sua conoscenza  oggi, il valore delle traduzioni, i nuovi metodi per l’apprendimento del latino come del greco. Sono i temi di cui ha parlato martedi scorso il docente dell’Università di Oxford, Nicola Gardini agli studenti del Liceo Tommaso Gargallo. Un incontro particolarmente partecipato, che si è svolto nell’aula Pirandello della scuola, trasmesso anche in diretta sui social network. Gardini è docente di Letteratura Italiana e Comparata.

L’incontro, organizzato dal dipartimento di lettere del Liceo, si è svolto nella forma di una conversazione guidata sui contenuti del libro Viva il latino Storie e bellezza di una lingua inutile, edito da Garzanti, saggio che ha riscosso un grande successo a livello nazionale ed è stato tradotto in molte lingue. Durante l’incontro, moderato dalle docenti Rossella Romeo e Marilena Crucitti, Nicola Gardini ha esaltato il latino come un dono inestimabile offertoci dai nostri antenati, definito “il più vistoso monumento alla civiltà della parola umana e alla fede nelle possibilità del linguaggio”.Infine, spazio alle domande degli studenti.